L'AI: una grande opportunità da maneggiare con cura.

Aggiornamento: 30 apr 2019

Dobbiamo temere il diffondersi dell'intelligenza artificiale o accoglierla a braccia aperte?


Difficile sapere cosa accadrà nel futuro, nessun uomo al mondo è capace di farlo e nessun lo è mai stato, con buona pace dei profeti e degli oracoli del mondo antico. Se predire l'avvenire è impossibile, provare a gettare uno sguardo un po' più avanti nel tempo, cercando di leggere il presente e individuare l'inizio di ciò che potrebbe la strada futura, è possibile ed è quello che hanno sempre saputo fare alcuni dei migliori pensatori ed artisti che, meglio di tanti altri, sono stati capaci di leggere il proprio tempo e capire in anticipo quello che sarebbe stato nell'immediato futuro.

L'intelligenza artificiale, fino a qualche tempo fa presente solo nelle opere di fantascienza, sta cominciando a diventare una realtà tangibile e perfettamente integrata nella nostra vita quotidiana. Tutti ormai siamo dotati di dispositivi in grado di comprendere le nostre parole e reagire a comandi vocali. Li abbiamo in tasca, in auto e a casa. Fino a poco tempo fa le uniche persone che avevo visto parlare con qualche dispositivo elettronico vivevano in città iper-tecnologiche con macchine volanti che sfrecciavano fuori dalle finestre di immensi grattacieli o viaggiavano nello spazio profondo a velocità prossime a quelle della luce. Ora, quando mi alzo dal letto al mattino, chiedo al mio iPad che tempo farà e lui puntualmente mi risponde con grande cortesia.

Certo, i sitemi come Siri di Apple o Alexa di Amazon non sono ancora perfetti e sono ancora lontani dalla possibilità di discutere con la propria macchina come Michael con KITT nel telefilm degli anni ottanta "Supercar"; questi software spesso non capiscono quello che diciamo e eseguono comandi che in realtà non corrispondono esattamente a quanto è stato loro richiesto al punto che, certe volte, l'intelligenza artificiale ci appare ancora un po' stupidamente divertente o indisponenti, dipende da come la prendi. E' evidente che la tecnologia ha ancora un margine di miglioramento ampissimo (non siamo ancora ai livelli di AL in "2001 Odissea nello spazio" e speriamo di non esserlo mai!) ma intanto esiste e, entro certi limiti, funziona e il fatto stesso che funzioni crea, almeno in me, molto stupore. Sapere che una macchina è in grado di comprendere ed elaborare il linguaggio umano è formidabile e ciò che rende questa tecnologia così sorprendente è che siamo solo agli inizi. Quella che stiamo sperimentando oggi è in qualche modo solo la prima bozza, una bozza non molto efficiente ma che merita perlomeno voto pari a 6 di incoraggiamento ad impegnasi di più la prossima volta.

Le possibilità di applicazione dell'intelligenza artificiale sono illimitate, talmente ampie che credo sia impossibile ad oggi immaginarle tutte. Ed è proprio questo ciò che rende questa tecnologia così affascinante e degna di essere l'oggetto di grandi investimenti pubblici e privati.


L'AI sarà forse la tecnologia più potente mai sviluppata dall'uomo e ciò fa sorgere in molti qualche preoccupazione. Le macchine potranno diventare più intelligenti di noi? Sapranno emulare ogni aspetto della mente umana? E se questo dovesse avvenire, che cosa sarà dell'uomo?

Non ho una risposta a queste domande e non sono sicuro che esista qualcuno al mondo che possa averle; credo che l'unico principio a cui possiamo aggrapparci è che nessuno strumento o tecnologia è buona o malvagia di per sé ma può essere buono o malvagio l'uso che di tale strumento o tecnologia si intende fare. Un coltello è uno strumento che è stato ideato per tagliare e fintanto che lo usiamo per affettare l'arrosto siamo pronti a dire che si tratti di uno strumento molto utile, da portare sicuramente con noi su un'isola deserta, ma se lo stesso coltello viene usato per infilarlo nel petto del vicino di casa che ti rovina le serate con la sua musica ad alto volume, allora lo stesso strumento verrà visto come strumento nocivo per l'uomo, persino mortale.