50 anni dall’Apollo 10: prime prove tecniche di allunaggio

Aggiornato il: 19 mag 2019

18 maggio 1969: il razzo Saturn V accendeva i suoi motori per portare l’equipaggio dell’Apollo 10 da Cape Canaveral verso la Luna.



Sono passati esattamente 50 anni da quando avvenne il lancio della missione #Apollo10, l’ultima missione di un programma spaziale vasto e intenso e costosissimo, culminato con l’allunaggio della successiva missione #Apollo11 che sarebbe partita quello stesso anno soltanto due mesi più tardi.


L’equipaggio venne nominato dalla #Nasa alla fine del ‘68; era composto dagli astronauti (nella foto sottostante da destra a sinistra) Eugene Cernan (pilota del modulo lunare), Thomas Stafford (comandante) e John Watts Young (pilota del modulo di comando), tutti veterani dello spazio membri già di alcune missioni avvenute negli anni precedenti nell’ambito del programma #Gemini.

Il 18 maggio del 1969 tutto era pronto a Cape Canaveral in Florida sulla rampa di lancio 39B, appena realizzata e ancora inutilizzata fino a quel momento. Alle 16:45 UTC il razzo Saturn V era carico e pronto a partire. L’equipaggio venne mandato in orbita, compì due giri attorno alla Terra e poi venne spinto dai motori in direzione della Luna, la meta di un viaggio durante il quale vennero effettuate le prime riprese a colori della Terra vista dallo spazio.


“La missione era un test in preparazione all'allunaggio dell’Apollo 11”

L’obiettivo dell’#Apollo10 non era l’allunaggio (avvenuto con la celeberrima missione #Apollo11): fu piuttosto un test per verificare alcune tecnologie e tecniche utili all’allunaggio, come la discesa del modulo di allunaggio, la sua successiva risalita e il ricongiungimento finale con il modulo di comando per il rientro sulla Terra. Si trattò dunque di una missione propedeutica alla successiva, una prova sul campo per mettere a punto tutto ciò che era necessario per portare il primo uomo sulla Luna.


Una volta raggiunta l’orbita lunare, il 22 maggio l’equipaggio si preparò per le manovre necessarie all’allunaggio. Dal modulo di comando, denominato dagli stessi astronauti Charlie Brown, si staccò il modulo lunare, chiamato Snoopy, il quale si avvicinò alla superficie lunare fino ad un’altitudine di 15 km, ottenendo delle immagini del Mare della Tranquillità, il sito che era già stato scelto come luogo di allunaggio per l’#Apollo11.


“I moduli furono chiamati dagli astronauti come i personaggi del fumetto Peanuts

E qui si verificò un problema tecnico potenzialmente molto pericoloso: il computer di bordo portò Snoopy a roteare avvitandosi su se stesso. È solo grazie all’abilità del pilota Cernan ai comandi manuali che la situazione tornò fortunatamente sotto controllo. Si potè così procedere con le operazioni di risalita e al rendez-vous (il ricongiungimento) con il modulo di comando Charlie Brown rimasto in orbita attorno alla Luna. La capsula dell’#Apollo10 fu allora pronta per il rientro sulla Terra che avvenne con l’ammaraggio del 26 maggio nelle acque del Pacifico, a 8 giorni di distanza dal lancio. Durante la fase di rientro in armosfera, la capsula raggiunse la velocità di 11 chilometri al secondo, un record mai battuto per una navicella spaziale con equipaggio a bordo in atmosfera terrestre. La capsula venne recuperata dalla portaerei statunitense “US Princeton”.


La missione fu un gran successo. Tutte le manovre necessarie all'allunaggio (tranne l’allunaggio vero e proprio) erano state testate e avevano dato esito positivo e questo rendeva rosee le prospettive per il futuro, lasciando ben sperare i tecnici della #Nasa sull’effettiva riuscita della missione #Apollo11, già in programma per l’estate di quello stesso anno. Era ora evidente che il viaggio verso la Luna era una possibilità concreta e realizzabile.

Il sogno del primo uomo sulla Luna stava per diventare realtà.

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