Distinti saluti, A. Einstein.

Il testo della lettera che Einstein scrisse nel 1939 al presidente Roosevelt mettendolo in guardia di fronte alla possibilità di una bomba atomica tedesca.



2 agosto 1939. Albert #Einstein si trovava negli Stati Uniti ed era ormai da tempo una celebrità in tutto il mondo, tanto conosciuto e stimato da concedersi la possibilità di scrivere una lettera indirizzata direttamente al presidente degli Stati Uniti Franklin D. #Roosevelt.

All’orecchio del padre delle relatività erano da poco giunte alcune notizie circa l’avvio di un programma tedesco volto allo sviluppo di tecnologie basate sulla fissione dell’uranio. Proprio in quegli anni circolavano sempre più articoli scientifici in materia, fino a quando si capì che la fissione dei nuclei degli atomi di uranio era potenzialmente in grado di liberare un quantitativo di energia mai visto prima: l’uranio aveva tutte le carte in regola per diventare un nuovissimo tipo di esplosivo dall’immenso potere distruttivo.

In tempo di guerra era dunque fondamentale essere più rapidi degli avversari nello sviluppo di tali tecnologie, per conquistare una posizione di forte predominio nello scenario bellico. Il timore che i nazisti potessero dotarsi di una bomba atomica era reale tra gli Alleati e anche #Einstein era convinto che il pericolo fosse reale. Poco prima della stesura della lettera, #Einstein, che non si era occupato direttamente di questi temi, era stato informato dai colleghi Wigner e Szilard della possibilità di realizzare una reazione a catena. In breve, se si colpisce un nucleo di uranio con neutroni sufficientemente veloci, si ottiene una fissione: il nucleo si divide e si originano circa altri due neutroni liberi che, a loro volta, possono dare vita a una nuova fissione di altri nuclei e così via. Il processo, se calibrato in modo opportuno, può autoalimentarsi fino a produrre una violenta esplosione in tempi rapidissimi. #Einstein reagì a questa informazione esclamando “Proprio non ci avevo pensato!”.


"Nel '39 era ormai chiara la possibilità di scatenare una reazione a catena incontrollata nella fissione dell'uranio."

La preoccupazione che i fisici tedeschi rimasti a lavorare in Germania potessero giungere alla realizzazione di una bomba che sfruttasse la fissione dell’uranio era forte, anche perché stiamo parlando di fisici di alto calibro, alcuni dei quali estremamente competenti in materia di fisica nucleare e di chiara fama mondiale. Bisognava reagire e impedire che i nazisti riuscissero nell’impresa prima degli Alleati.

Ecco la ragione della lettera inviata da #Einstein al presidente degli Stati Uniti, in un momento in cui, tra l’altro, il programma nucleare tedesco a fini bellici non era ancora ufficialmente partito (fu solo nell’ottobre del ‘39 che l’esercito tedesco mise sotto il suo controllo il Kaiser-Wilhelm Institut di Berlino per avviare la ricerca nucleare a fini bellici).

Riporto qui il testo completo della lettera.


Signor Presidente,

recenti lavori di E. Fermi e di L. Szilard, che mi sono stati comunicati sotto forma di manoscritto, mi inducono a ritenere che nell’immediato avvenire l’elemento uranio possa essere convertito in un’importante fonte di energia. Alcuni aspetti del problema sembrano richiedere all’Amministrazione la massima vigilanza e, se necessario, un tempestivo intervento. Stimo pertano doveroso portare alla Sua attenzione i seguenti fatti e raccomandazioni.


Negli ultimi quattro mesi, grazie agli studi di Joliot in Francia e di Fermi e Szilard in America, ha preso sempre più consistenza l’ipotesi che si possa provocare una reazione nucleare a catena in una grande massa di uranio, con un enorme sviluppo di energia e la formazione di un gran numero di nuovi elementi simili al radio. Oggi appare quasi certo che a tale risultato si possa giungere in breve.

Questo nuovo fenomeno potrebbe portare inoltre alla costruzione di bombe ed è pensabile - anche se molto meno sicuro - che si arrivi a bombe di nuovo tipo, estremamente potenti. Uno solo di tali ordigni, trasportato via mare o fatto esplodere in un porto, distruggerebbe con facilità l’intero porto e parte del territorio circostante. D’altra parte, queste armi potrebbero risultare troppo pesanti per il trasporto con aerei.

Negli Stati Uniti esistono soltanto modeste quantità di minerali a bassa percentuale di uranio; minerali più ricchi si trovano in Canada e nella ex Cecoslovacchia, benché i più cospicui giacimenti uraniferi si trovino nel Congo belga.

Alla luce della situazione, Lei potrebbe ritenere opportuno stabilire un contatto permanente tra l’Amministrazione e il gruppo di fisici che, in America, lavorano alla reazione a catena. Una possibilità, a tal proposito, sarebbe la nomina di un responsabile di Sua fiducia, autorizzato ad agire anche in veste non ufficiale a cui potrebbero essere affidati, tra l’altro, i seguenti compiti:


1) mantenere le relazioni con i Ministeri per tenerli al corrente di eventuali sviluppi e suggerire al Governo misure atte in particolare ad assicurare la fornitura di minerali di uranio agli Stati Uniti;

2) accelerare il lavoro di ricerca nel settore, attualmente svolto nei limiti di bilancio dei laboratori universitari, sollecitando, all’occorrenza, forme di finanziamento volontario da parte di privati disposti a contribuire alla causa e assicurandosi altresì la cooperazione dei laboratori industriali dotati delle attrezzature necessarie.


Mi si dice che la Germania abbia attualmente sospeso la vendita di uranio delle miniere cecoslovacche che ha occupato. Una simile azione preventiva si può interpretare alla luce del fatto che il figlio del sottosegratario di Stato tedesco, Von Weizsäcker, è membro del Kaiser-Wilhelm Institut di Berlino, dove sono attualmente in corso esperimenti con uranio analoghi a quelli svolti in America.


Distinti saluti

A. Einstein


Redatta in uno stile tipico degli uomini di scienza, la lettera riporta solo l'essenziale e corre subito al cuore della questione. #Einstein getta subito sul piatto il fatto che l’uranio rappresenta una nuova formidabile fonte di energia ma che proprio per questo è necessario che le autorità governative prestino la giusta attenzione al problema. Notate come nel ’39 apparisse ovvia la possibilità di utilizzare l’uranio a scopi bellici e come fosse altrettanto chiaro che il raggiungimento di tale risultato fosse ormai vicino. Per poter ottenere la giusta attenzione da parte del Presidente, #Einstein sottolinea con un esempio quale potrebbe essere l’impiego bellico dell’uranio e quali i suoi effetti; i politici non sono molto interessati alla ricerca primaria ma alle sue possibili applicazioni ed è lì che bisogna puntare. Pensando a quanto accaduto in Giappone soltanto 6 anni dopo, l'affermazione sulla distruzione di un porto unita all’ipotesi di future bombe troppo pesanti per essere trasportate in aereo fa quasi sorridere; d’altro canto però, ci fa intuire quanto sia stato rapido lo sviluppo tecnologico che gli Alleati sono stati in grado di raggiungere, seppur con un immenso sforzo economico e un’altrettanto grande impiego di uomini (si parla di circa 180 mila persone coinvolte nel programma, un numero enorme).


"Einstein esprime il timore che nella sua Germania si possano realizzare ordigni atomici entro la fine della guerra."

I timori legati allo sviluppo di un programma nucleare tedesco sono chiaramente espressi nell’ultimo paragrafo: i tedeschi avevano sospeso la vendita di uranio. Perché? #Einstein pensa che questa scelta sia dovuta al fatto che gli scienziati tedeschi, come quelli americani, avessero ben chiara la potenzialità che offriva questo elemento e che le autorità naziste ne fossero perfettamente al corrente. Ad avvalorare questa ipotesi, peraltro corretta, c’è il fatto che uno dei maggiori fisici tedeschi, #Von_Weizsäcker (fu uno dei dieci prigionieri di #Farm_Hall), era il figlio del sottosegretario di Stato; il legame tra mondo scientifico e le alte sfere della politica in Germania appariva dunque evidente.

Con questa lettera, #Einstein non intendeva promuovere lo sviluppo della bomba americana; piuttosto l’intento era quello di mettere in guardia le autorità governative sui pericoli che la ricerca scientifica, in quel particolare momento storico, stava facendo nascere. Un eventuale ordigno messo a punto dagli Alleati poteva costituire un deterrente alle minacce naziste oppure un buon modo per concordare una resa tedesca particolarmente favorevole agli Alleati. La storia ha seguito il corso che tutti sappiamo.


La lettera qui riportata e la successiva che lo stesso #Einstein scrisse al Presidente l’anno seguente non ebbero un effetto immediato. Si istituì una commissione, la Advisory Commitee on Uranium, mentre la ricerca non fece molti progressi fino al 1940. Poi, mentre il programma nucleare americano mise il turbo, quello tedesco si avviò senza successo e senza risultati apprezzabili, fino al giorno in cui i fisici tedeschi coinvolti nel programma lessero con stupore i quotidiani che riportavano la notizia dell’immensa esplosione sui cieli di Hiroshima.

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