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Distinti saluti, A. Einstein.

Aggiornamento: 17 nov 2021

Il testo della lettera che Einstein scrisse nel 1939 al presidente Roosevelt mettendolo in guardia di fronte alla possibilità di una bomba atomica tedesca.



2 agosto 1939. Albert #Einstein si trovava negli Stati Uniti ed era ormai da tempo una celebrità in tutto il mondo, tanto conosciuto e stimato da concedersi la possibilità di scrivere una lettera indirizzata direttamente al presidente degli Stati Uniti Franklin D. #Roosevelt.

All’orecchio del padre delle relatività erano da poco giunte alcune notizie circa l’avvio di un programma tedesco volto allo sviluppo di tecnologie basate sulla fissione dell’uranio. Proprio in quegli anni circolavano sempre più articoli scientifici in materia, fino a quando si capì che la fissione dei nuclei degli atomi di uranio era potenzialmente in grado di liberare un quantitativo di energia mai visto prima: l’uranio aveva tutte le carte in regola per diventare un nuovissimo tipo di esplosivo dall’immenso potere distruttivo.

In tempo di guerra era dunque fondamentale essere più rapidi degli avversari nello sviluppo di tali tecnologie, per conquistare una posizione di forte predominio nello scenario bellico. Il timore che i nazisti potessero dotarsi di una bomba atomica era reale tra gli Alleati e anche #Einstein era convinto che il pericolo fosse reale. Poco prima della stesura della lettera, #Einstein, che non si era occupato direttamente di questi temi, era stato informato dai colleghi Wigner e Szilard della possibilità di realizzare una reazione a catena. In breve, se si colpisce un nucleo di uranio con neutroni sufficientemente veloci, si ottiene una fissione: il nucleo si divide e si originano circa altri due neutroni liberi che, a loro volta, possono dare vita a una nuova fissione di altri nuclei e così via. Il processo, se calibrato in modo opportuno, può autoalimentarsi fino a produrre una violenta esplosione in tempi rapidissimi. #Einstein reagì a questa informazione esclamando “Proprio non ci avevo pensato!”.


"Nel '39 era ormai chiara la possibilità di scatenare una reazione a catena incontrollata nella fissione dell'uranio."

La preoccupazione che i fisici tedeschi rimasti a lavorare in Germania potessero giungere alla realizzazione di una bomba che sfruttasse la fissione dell’uranio era forte, anche perché stiamo parlando di fisici di alto calibro, alcuni dei quali estremamente competenti in materia di fisica nucleare e di chiara fama mondiale. Bisognava reagire e impedire che i nazisti riuscissero nell’impresa prima degli Alleati.

Ecco la ragione della lettera inviata da #Einstein al presidente degli Stati Uniti, in un momento in cui, tra l’altro, il programma nucleare tedesco a fini bellici non era ancora ufficialmente partito (fu solo nell’ottobre del ‘39 che l’esercito tedesco mise sotto il suo controllo il Kaiser-Wilhelm Institut di Berlino per avviare la ricerca nucleare a fini bellici).

Riporto qui il testo completo della lettera.


Signor Presidente,

recenti lavori di E. Fermi e di L. Szilard, che mi sono stati comunicati sotto forma di manoscritto, mi inducono a ritenere che nell’immediato avvenire l’elemento uranio possa essere convertito in un’importante fonte di energia. Alcuni aspetti del problema sembrano richiedere all’Amministrazione la massima vigilanza e, se necessario, un tempestivo intervento. Stimo pertano doveroso portare alla Sua attenzione i seguenti fatti e raccomandazioni.


Negli ultimi quattro mesi, grazie agli studi di Joliot in Francia e di Fermi e Szilard in America, ha preso sempre più consistenza l’ipotesi che si possa provocare una reazione nucleare a catena in una grande massa di uranio, con un enorme sviluppo di energia e la formazione di un gran numero di nuovi elementi simili al radio. Oggi appare quasi certo che a tale risultato si possa giungere in breve.

Questo nuovo fenomeno potrebbe portare inoltre alla costruzione di bombe ed è pensabile - anche se molto meno sicuro - che si arrivi a bombe di nuovo tipo, estremamente potenti. Uno solo di tali ordigni, trasportato via mare o fatto esplodere in un porto, distruggerebbe con facilità l’intero porto e parte del territorio circostante. D’altra parte, queste armi potrebbero risultare troppo pesanti per il trasporto con aerei.

Negli Stati Uniti esistono soltanto modeste quantità di minerali a bassa percentuale di uranio; minerali più ricchi si trovano in Canada e nella ex Cecoslovacchia, benché i più cospicui giacimenti uraniferi si trovino nel Congo belga.

Alla luce della situazione, Lei potrebbe ritenere opportuno stabilire un contatto permanente tra l’Amministrazione e il gruppo di fisici che, in America, lavorano alla reazione a catena. Una possibilità, a tal proposito, sarebbe la nomina di un responsabile di Sua fiducia, autorizzato ad agire anche in veste non ufficiale a cui potrebbero essere affidati, tra l’altro, i seguenti compiti:


1) mantenere le relazioni con i Ministeri per tenerli al corrente di eventuali sviluppi e suggerire al Governo misure atte in particolare ad assicurare la fornitura di minerali di uranio agli Stati Uniti;

2) accelerare il lavoro di ricerca nel settore, attualmente svolto nei limiti di bilancio dei laboratori universitari, sollecitando, all’occorrenza, forme di finanziamento volontario da parte di privati disposti a contribuire alla causa e assicurandosi altresì la cooperazione dei laboratori industriali dotati delle attrezzature necessarie.


Mi si dice che la Germania abbia attualmente sospeso la vendita di uranio delle miniere cecoslovacche che ha occupat