Corpus Hypercubus, di Salvador Dalì.

Il sorprendente connubio tra religione e matematica nato dall'eccentrica mente dell‘artista spagnolo.


Corpus Hypercubus (Crocifissione), 1954, olio su tela, 194,4 x 123,9 cm. New York, The Metropolitan Museum of Art

Chi ama l'artista spagnolo è abituato a scontrarsi con immagini destabilizzanti fuori dal comune, che trasportano lo spettatore verso un mondo onirico dove tutto pare possibile. Eppure, il #Corpus_Hypercubus di Salvador #Dalì del 1954 ci parla prepotentemente e solleva domande per la sua originalità. L'occhio del matematico, e non solo, viene sicuramente catturato da questa crocifissione per un elemento in particolare di forte rilievo: la croce. Osservatela bene: non è una croce tradizionale come quelle che si trovano in tutti i dipinti religiosi trattanti questo tema fondamentale del cristianesimo. Non è la croce che tutti si aspettano, quella costituita dall'incrocio di due semplici travi di legno disposte perpendicolarmente tra di loro. Qui la croce di Cristo ha assunto un'inconsueta volumetria tridimensionale. Otto cubi delle stesse dimensioni addossati gli uni agli altri formano un oggetto che ricorda la croce tradizionale ma appare profondamente diversa; quella croce ci è in parte familiare e in parte del tutto nuova. A cosa si deve questa scelta?


#Dalì è sempre stato attratto dalla matematica e da questioni scientifiche; più volte ha tratto ispirazione da questi mondi e da essi ha saputo estrarre concetti che ben si adattavano ai suoi scopi. Il suo interesse per le scienze era nato nel secondo dopoguerra con lo scoppio delle bombe atomiche sul Giappone e con il successivo sviluppo della armi nucleari, che portarono l'artista ad elaborare il suo misticismo nucleare. Nel 1958, Dalì scrisse il suo Manifesto dell'antimateria, nel quale si legge: "Nel periodo surrealista volevo creare immagini del mondo interiore e del mondo del fantastico, del mio padre Freud. Oggi il mondo esteriore e quello della fisica ha trasceso quello della psicologia. Il mio padre attuale è il prof. #Heisenberg."


"Nel periodo surrealista volevo creare immagini del mondo interiore e del mondo del fantastico, del mio padre Freud. Oggi il mondo esteriore e quello della fisica ha trasceso quello della psicologia. Il mio padre attuale è il prof. Heisenberg."

Quella strana croce appartiene al mondo della matematica. Per capire come, facciamo un passo indietro e torniamo alle scuole dell'obbligo, quando gli insegnanti ci hanno fatto costruire un cubo con un foglio di carta. Ecco come si fa. Disegnate su un foglio quattro quadrati tutti delle medesime dimensioni a formare una fila verticale, in modo che ogni lato inferiore di un quadrato sia in comune con il lato superiore del quadrato sottostante. Aggiungete poi altri due quadrati, delle stesse dimensioni degli altri, uno a destra e uno a sinistra del secondo quadrato a partire dall’alto della fila verticale costruita in precedenza. Avete così ottenuto una croce formata da sei quadrati. Ora ritagliate il contorno della croce e piegate i lati rimasti al suo interno. Siete adesso in grado di costruire un cubo tridimensionale a partire da una figura bidimensionale: è sufficiente piegare i quadrati muovendoli in altezza, dando così alla figura della croce iniziale la possibilità di conquistare una dimensione in più. Se smontate il cubo, riottenete nuovamente la croce bidimensionale da cui siete partiti. Ecco che la croce diventa allora la scomposizione di un cubo in uno spazio con una dimensione in meno.


Ora, è necessario uno sforzo di immaginazione. Esiste in matematica la possibilità di costruire figure geometriche in spazi quadridimensionali. La versione di un cubo in uno spazio con quattro dimensioni si chiama #ipercubo. Non vi chiedo di provare a visualizzarlo perché non è possibile; ciò che invece possiamo fare è costruire la sua scomposizione in uno spazio tridimensionale, ovvero in una dimensione in meno. Se facciamo questa operazione, otteniamo la strana croce ad otto cubi di #Dalì.


"Lo sviluppo tridimensionale dell'ipercubo diventa simbolo del divino"

Dunque la croce del dipinto è di fatto lo sviluppo in tre dimensioni di un #ipercubo, una figura geometria che si può ben descrivere in termini matematici astratti ma che non può essere visualizzato da nessuna mente umana poiché vive in un mondo a quattro dimensioni. Nessuno è in grado anche solo di immaginare la quarta dimensione dello spazio, per quanto ci si sforzi: siamo capaci soltanto di visualizzare e rappresentare lo spazio tridimensionale in cui viviamo quotidianamente. Analogamente alla croce disegnata su carta e che piegata nella terza dimensione ci dà un cubo, la croce del dipinto, se piegata nella quarta dimensione, ci dà un #ipercubo.


Spostiamo ora l’attenzione sulla figura di Cristo. In tutta l’iconografia tradizionale vediamo sempre, se non un cadavere, il corpo di un uomo segnato a morte dalla sofferenza, ma qui il corpo di Cristo appare sano e vigoroso. Non si scorge alcuna traccia di ferite o di sangue, nessun segno evidente dei patimenti del corpo. Dove sono dunque i segni tangibili della Passione, le piaghe delle frustate ricevute, le ferite al capo dovute alla corona di spine, la spossatezza dovuta alla fatica indicibile di chi ha trascinato la sua stessa croce su per un colle? Le mani sono contratte, i piedi sovrapposti, ma dove sono i chiodi? La corona spinata fa notare chiaramente la sua assenza. In più, il corpo di Cristo non si trova addossato alla croce ma nello spazio antecedente: non c'è contatto fisico tra il corpo e la croce che dovrebbe supportarlo. Più che un corpo crocifisso, sembra di vedere un corpo che mima solamente la posa assunta da un uomo crocifisso.


La figura di Cristo ha una doppia natura, essendo al contempo uomo e dio. I vangeli ci raccontano la vicenda di chi ha sempre vissuto in una sovrapposizione di questi due stati, un po’ come le particelle quantistiche, che sono al contempo corpuscoli e onde. Quando Cristo compie miracoli, sta manifestando la sua natura divina ma dal momento della condanna fino alla sua morte, manifesta tutta la sua natura di uomo per tornare dio nel momento della resurrezione. Nel #Corpus_Hypercubus le tracce della sofferenza della carne sono state rimosse e con esse la natura umana e corporea di Cristo, che appare così in tutta la sua divinità. Il capo reclinato dalla parte opposta rispetto allo spettatore non permette che se ne scorga il volto, quella parte del corpo che più ci permette di distinguere gli uomini tra di loro. Quello rappresentato non è quindi l’uomo condannato a morte da altri uomini ma il figlio di dio. Solo la figura della Maddalena, ritratto della moglie dell'artista Gala, resta una figura puramente umana in contemplazione di quella divina.


Così come non è possibile visualizzare figure solide in uno spazio quadridimensionale, così non è concesso a nessun uomo di scorgere la mente divina: nessuno può conoscere i reali disegni dell’onnipotente. Eppure, per coloro che credono, il divino può dare prova della sua esistenza e della sua potenza quando decide di manifestarsi in una forma a noi comprensibile. Dio ha parlato agli uomini facendosi uomo a sua volta; l’#ipercubo si è scomposto in una dimensione in meno per rendersi manifesto nello spazio umano tridimensionale, dando vita ad una forma geometrica che ci lascia intendere l’esistenza di una dimensione ulteriore.





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