La tremenda folgore di Zeus.

Quando alcuni filosofi greci cominciarono a spiegare i fenomeni meteorologici in termini naturalistici e non divini.



Per millenni gli uomini hanno creduto ai numi immortali. Ogni epoca e ogni luogo geografico ha partorito idee simili che hanno costituito il fondamento del pensiero e della cultura. Gli dei hanno creato il mondo e ciò che è posto nel cielo, la loro casa, e a loro si devono i fenomeni atmosferici. Così era anche nella tradizione culturale degli antichi Greci: il mare in tempesta era la manifestazione dell'ira di Poseidone; la furia dei fulmini che si scatenano sulla terra la conseguenza della terribile collera di Zeus.

Poi qualcosa cominciò a cambiare. Siamo nel VI secolo a.e.v (ante eram vulgarem) a Mileto, città della Ionia; un filosofo di nome #Anassimandro, di cui conosciamo pochissimo grazie a ciò che altri hanno detto di lui in epoche successive, cominciò a guardare il mondo con occhi diversi e ad interpretare ciò che vedeva come manifestazioni del mondo naturale che nulla avevano a che fare con il divino. #Anassimandro, allievo di #Talete, riteneva che i fulmini sono una conseguenza del moto delle nubi agitate dal vento, il quale è una massa d'aria che contiene parti secche o umide spinte dall'azione del sole. Niente Zeus dunque, solo un fenomeno del mondo che può essere spiegato e compreso a partire dalle cose del mondo.

In un'epoca in cui i fenomeni naturali sono sempre stati spiegati in termini mitologici o religiosi, #Anassimandro introduce una rivoluzione del pensiero che modifica radicalmente il modo di approcciarsi alla comprensione della natura, vicina per metodo a quella della scienza moderna.


"Anassimandro introdusse una nuova metodologia di indagine dei fenomeni naturali che stiamo sviluppando ancora oggi."

In realtà, il filosofo milese ha di fatto introdotto il concetto di indagine della natura: se i fenomeni della natura sono riconducibili a delle cause e tali cause possono essere comprese dall'uomo grazie all'attenta osservazione e all'uso della ragione, allora la natura diventa comprensibile senza attribuirne le cause ad enti sovrannaturali. In fondo, se è il possente Zeus a lanciare i fulmini, che motivo ho di chiedermi qual è il fenomeno naturale che li crea? La riposta è che non c'è nessuna causa naturale: tutto è in mano agli dei e i mortali non possono comprendere alcunché. Ma a Mileto era stata tracciata una nuova strada e altri l'avrebbero seguita.


Circa due secoli più tardi, il filosofo Epicuro cercherà, più o meno correttamente, di spiegare molti dei fenomeni naturali e meteorologici in chiave naturalistica. Nel meraviglioso poema De Rerum Natura del poeta latino #Lucrezio, in cui vengono illustrati i fondamenti della filosofia naturale epicurea, alcuni versi del sesto libro sono dedicati proprio alla spiegazione di quei fenomeni naturali che l'uomo, non conoscendone la causa, ha tradizionalmente attribuito al volere divino. #Lucrezio scrive che i fulmini nascono dalle nubi spesse che si ammassano durante i temporali per via dello scontro tra masse d'aria fredda e masse d'aria calda. I venti fanno roteare le particelle di fuoco che si trovano all'interno delle nubi scure, fin